Category: Futuro

L’avvento dei robot nel settore produttivo deve essere gestito

Nell’ultimo rapporto The Future of Jobs Report 2020 pubblicato ad Ottobre 2020 dal World Economic Forum tra le altre cose si parla anche dell’avvento dei robot e di quali implicazioni questi potranno avere nel mondo del lavoro.

In estrema sintesi: i robot creeranno più posti di lavoro di quanti contribuiranno a distruggere, ma dovremo essere in grado di gestire adeguatamente questo scenario.

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L’addio al catalogo Ikea è un’ottima scelta.

Dopo 70 anni Ikea ha deciso di sospendere la pubblicazione cartacea del suo iconico catalogo. 

Secondo un documentario della BBC pare che il catalogo Ikea sia stata la più imponente pubblicazione della storia, con più copie stampate di quante ne siano state prodotte per la Bibbia o il Corano. La prima edizione fu stampata nel 1951, mentre il picco più rilevante di stampa e distribuzione c’è stato nel 2016, con più di 200 milioni di cataloghi stampati in 32 lingue.

La decisione di sospendere le pubblicazioni arriva dalla presa di coscienza che i clienti Ikea utilizzano sempre più gli strumenti digitali che l’azienda mette a disposizione, strumenti che grazie alle funzionalità di realtà aumentata e di online shopping consentono di raggiungere l’utente in modo molto più diretto ed efficace. 

Cosa ci dice tutto ciò?

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Il futuro è nella Extended Reality

Ci aspetta un futuro in cui cambierà radicalmente il nostro modo di relazionarci con la tecnologia, ed essendo la tecnologia un formidabile abilitatore di processi, questo cambio radicale inciderà profondamente sulla nostra vita quotidiana, modificando il modo in cui ci relazioneremo con il mondo e il modo con cui lavoreremo.

Al centro di questo cambiamento c’è un paradigma non necessariamente nuovo, quello della Extended Reality, che però non ha ancora trovato la sua piena e completa realizzazione nel mondo consumer per questioni squisitamente tecnologiche e di mercato, ma sappiamo che la tecnologia evolve rapidamente e i nuovi mercati spesso vengono attivati grazie alla disponibilità di nuove opportunità offerte proprio dalla tecnologia.

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Nuovi chip M1: perché Apple ci mostra il computing del futuro.

I nuovi chip M1 di Apple basati su architettura Apple meritano una riflessione speciale: perché dicono molto del futuro; non solo quello di Apple ma anche di quello probabile del computing.

L’enfasi dell’azienda è giustificata: è con un evento dedicato dal titolo “One more thing”, citazione della famosa frase con la quale Steve Jobs nel 2007 aveva introdotto la presentazione del primo iPhone, che Apple ha ufficialmente presentato i nuovi chip M1.

Per la prima volta, Apple fa in casa i chip, abbandonando Intel, verso una inedita convergenza tra hardware e software; e tra architettura computer e architettura smartphone/tablet. 

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Perché Apple ha abbandonato Intel: ecco la via per i computer del futuro.

Apple ha deciso di abbandonare i processori Intel e di iniziare una vera e propria rivoluzione che la porterà, nel giro di due anni, ad equipaggiare la sua intera offerta Macintosh con chip prodotti internamente, basati su architettura ARM e il cui nome provvisorio è Apple Silicon.

Si tratta, nella pratica, di utilizzare l’enorme esperienza accumulata negli anni di utilizzo di questi SOC (System On a Chip) su iPhone e iPad e fare in modo che questi chip possano funzionare senza troppi problemi anche su macchine di classe notebook o di classe desktop, solitamente equipaggiate con processori molto potenti, ma che consumano e scaldano di più.

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La guerra tra Trump e Twitter è qualcosa che riguarda tutti noi

E pensare che Mark Zuckerberg (fondatore e CEO di Facebook) era stato abbastanza chiaro quando l’11 Aprile 2018 alla domanda del Senatore Orrin Hatch che gli chiedeva “Se Facebook è gratis, allora come fate i soldi?” aveva risposto “Senator, we run ads!” (“Senatore, noi usiamo la pubblicità!”). Una situazione surreale in cui si faceva davvero fatica a comprendere se la domanda del senatore fosse seria oppure no, ma probabilmente la risposta è tutta nell’espressione divertita ed incredula di Zuckerberg, come quando il professore ti fa una domanda senza comprendere nemmeno i fondamentali dell’intera materia che pretende di insegnare e tu, davvero, fai fatica a trovare la risposta adeguata che lui possa comprendere senza offendersi e darti un brutto voto. 

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