Categoria: Innovation Management

Evolvere la nostra innovatività

Il paradosso dell’iceberg rovesciato

Probabilmente tutti sapete come è fatto in iceberg, un enorme blocco di ghiaccio che galleggia nei mari più freddi.

Poiché la densità del ghiaccio è di circa 920 kg/m3 e la densità dell’acqua di mare è di circa 1025 kg/m3, indicativamente il 90% del volume di un iceberg rimane nascosto sotto la superficie dell’acqua, mentre l’altro 10% rimane visibile in quanto emerso.

Adesso immaginiamo, piegando con la fantasia le leggi della fisica, che questo iceberg possa essere rovesciato, con la parte più piccola sotto il livello dell’acqua e la parte più grande completamente emersa e visibile.

Proviamo adesso a fare un ulteriore sforzo di fantasia ed associamo i concetti di “innovatività” e di “affidabilità” rispettivamente alla parte immersa, ricordate che è quella più piccola perché nel nostro esercizio l’iceberg è rovesciato, ed alla parte emersa, più grande, del nostro strano iceberg.

Ora dovrebbe essere tutto un po’ più chiaro, si tratta di Innovation Management, la fisica non c’entra e nemmeno il ghiaccio.

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Gestire l’innovazione in un’organizzazione

Una delle cose chiare del mondo che ci circonda è che l’innovazione è una priorità, e lo è per le aziende, per il mondo del lavoro, per le persone, per le politiche sociali e per il concetto stesso di Stato.

La storia è costellata di aziende, organizzazioni e amministrazioni che, considerando l’innovazione una pratica secondaria e trascurabile, si sono ritrovate a perdere inesorabilmente quote di mercato e chiudere stabilimenti, a vedere ridotto drasticamente il numero dei loro iscritti, ad essere incapaci di offrire servizi di qualità ai cittadini.

Un buon consiglio di amministrazione deve sempre tenere presente che, soprattutto in periodi in cui le cose sembrano andar bene ed il conto economico è un piacere per gli occhi, i ricavi di oggi si fanno con le noiosissime attività main-stream odierne, ma i ricavi di domani si faranno grazie alle concrete politiche di innovazione di oggi.

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Il futuro che ci aspetta

Leggendo il rapporto The Future of Jobs del World Economic Forum possiamo trovare un dato interessante e anche un po’ inquietante: il 65% dei bambini che attualmente entrano nelle scuole primarie farà dei lavori completamente nuovi, lavori che oggi non esistono ancora. A pensarci bene questo non è poi così strano, se infatti proviamo a guardare indietro di una decina d’anni, moltissimi lavori che oggi consideriamo normali, non esistevano affatto. Solo per rimanere in ambito tecnologico possiamo citare: lo sviluppatore di app, il social media manager, il venditore di pubblicità sui social network, il pilota certificato di droni e multi-rotori, ecc.

Noi stessi, con tutta probabilità, abbiamo dovuto mutare la nostra professionalità ed aumentare le nostre competenze per far fronte ai cambiamenti tecnologici e sociali che si sono verificati negli ultimi anni. Inoltre chi opera nel campo tecnologico e dell’innovazione deve essere il più possibile preparato non soltanto per curare la propria professionalità, ma anche per aiutare i propri clienti ad affrontare nel modo migliore il loro posizionamento su un mercato in veloce trasformazione, sia dal punto di vista tecnologico che da quello dei nuovi modelli di business che verranno.

Vediamo quindi cosa possiamo aspettarci in termini tecnologici dai prossimi anni, dandoci come orizzonte il 2030.

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Il bisogno di innovare

Se cercate su Google il termine “Innovation” troverete circa 450 milioni di risultati, se invece  cercate “Innovazione” vi dovete accontentare di un po’ più di 22 milioni.

Il concetto di Innovazione, inteso come cambiamento che porta alla crescita, è sempre stato molto importante, ma in questo periodo storico di crisi economica lo è ancor di più. Da un lato si ha la percezione che soltanto le aziende “innovative” siano in grado di stare sul mercato e continuare e crescere, dall’altro si fa un gran parlare di “start-up innovative”, come se la nascita di nuove piccole aziende, dotate di una forte connotazione tecnologica, sia l’unico fattore rilevante nella crescita economica globale. Purtroppo non è così ed i numeri sono lì a dimostrarlo.

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