Categoria: Innovazione

Attivare l’innovazione per un mondo migliore

Perché l’innovazione deve diventare una priorità per le organizzazioni e come deve essere gestita.

Una delle cose chiare del mondo che ci circonda è che l’innovazione è una priorità, e lo è per le aziende, per il mondo del lavoro, per le persone, per le politiche sociali e per il concetto stesso di Stato. In ogni organizzazione non si può fare a meno di innovare perché i ricavi di oggi si fanno con le noiosissime attività mainstream odierne, ma i ricavi di domani si faranno grazie alle concrete politiche di innovazione di oggi.

La cosa interessante è che in alcuni settori industriali il concetto di innovazione può significare semplicemente qualche ritocco al brand, alla produzione o alla distribuzione, ma in altri casi può significare dover ripensare completamente l’offerta, riprogettare i prodotti e i servizi oppure addirittura mutare totalmente il modello di business in direzioni che fino a qualche mese prima potevano apparire impensabili.

Comunque la si guardi, l’innovazione è il processo che genera valore partendo dalle idee, non esiste quindi innovazione se non si produce valore concreto e tangibile per gli attori che prendono parte al processo stesso, siano esse le aziende o la Pubblica Amministrazione, senza mai dimenticare però che il vero e reale destinatario del valore che si produrrà sarà il consumatore finale, che potrà godere di prodotti migliori, di business model più convenienti o di servizi più efficienti da parte della Pubblica Amministrazione.

L’innovazione la fanno le persone

Una delle strategie migliori per attivare corrette politiche di innovazione all’interno di un’organizzazione è dar spazio agli innovatori. Si tratta di partire dalle persone che quotidianamente sono impegnate su progetti industriali, magari ad alto contenuto tecnologico, che conoscono bene le tecnologie più innovative e immaginano come queste potranno essere in futuro; quelle persone che ogni giorno considerano importante la ricerca del valore che si produce attraverso i processi di innovazione e che hanno la voglia e lo spirito giusto per condividere con gli altri questa loro tensione verso il futuro.

È fondamentale non considerare l’innovazione un abilitatore unicamente tecnologico, al contrario gli innovatori hanno spesso la capacità di individuare quegli obiettivi più alti che possono essere raggiunti attraverso l’applicazione di corrette politiche di innovazione, sanno dove è meglio andare a cercare il valore per il cliente e per l’utente finale, e sanno qual è la strada migliore per raggiungere questo risultato. In tutto questo scenario la tecnologia è un formidabile abilitatore, ma non è certamente il fulcro del processo.

Mettere tutti questi innovatori all’interno di una stessa rete sociale produce risultati straordinari perché accorcia le distanze, facilita la circolazione delle informazioni, genera circoli virtuosi di conoscenza e consente di immaginare il futuro, sia dal punto di vista tecnologico che da quello legato al business e all’utilizzo che le persone faranno delle soluzioni che saremo in grado di metter loro a disposizione.

Il processo parte dalle idee

Non importa da dove arrivano le idee, l’importante è che arrivino, in caso contrario non sarà possibile attivare alcun processo di innovazione. Per questo motivo è fondamentale stimolare in tutti i modi e a tutti i livelli l’organizzazione per fare in modo che chiunque possa dare un contributo concettuale, presentare nuove idee, valutare, migliorare e arricchire le idee proposte dagli altri.

Per ottenere questo risultato è necessario da un lato favorire la conoscenza e l’utilizzo di tecniche in grado di attivare immaginazione e creatività, dall’altro è necessario mettere a disposizione dell’organizzazione appositi strumenti adatti alla raccolta spontanea di idee. Tali strumenti possono essere utilizzati localmente all’interno dei gruppi di lavoro, in modo da dare a tutti i collaboratori la possibilità di partecipare attivamente all’innovazione e all’evoluzione del progetto su cui operano, oppure possono essere messi a disposizione di intere aree di business, in modo da aumentare ulteriormente il numero dei collaboratori coinvolti nella produzione di idee di business o tecnologiche. In alcuni casi può essere possibile allargare la platea dei contributori all’intera organizzazione, adottando campagne mirate, e incentivate, per la ricerca di nuove idee, soluzioni e business model.

Non bisogna dimenticare che le idee sono l’elemento chiave di qualunque processo di innovazione, non è necessario preoccuparsi della loro numerosità o dell’impegno necessario per la loro classificazione e selezione, al contrario bisogna preoccuparsi quando queste scarseggiano oppure quando fanno fatica a emergere.

I processi di co-innovazione

Uno dei modi migliori per far felice un cliente è aiutarlo nel raggiungimento dei suoi obiettivi di business. Questo spesso viene delegato semplicisticamente ai rapporti di tipo tecnologico, alla fornitura di nuovi prodotti o servizi, alla vendita di soluzioni e piattaforme. L’essere un fornitore di tecnologia e integrazione è importantissimo e fa bene al conto economico, ma si può fare di più, diventare un partner sulle strategie, sull’innovazione e sui nuovi modelli di business, con una particolare attenzione al cliente finale che, come si diceva in precedenza, è il vero fruitore del valore che produciamo attraverso i processi di innovazione.

Per ottenere questo risultato è necessario cambiare il proprio punto di osservazione del mercato e mettere insieme tre competenze di base: le competenze sui prodotti e servizi del cliente, le competenze sulle tecnologie di oggi e di domani e sulla loro reale applicabilità in contesti industriali e, infine, la conoscenza di tecniche di facilitazione in grado di attivare processi di co-innovazione.

Mentre la prima competenza è appannaggio quasi esclusivo del cliente, le altre sono nella disponibilità di qualunque azienda tecnologica o system integrator che consideri l’innovazione una priorità e un’importante valore aggiunto da posizionare sul mercato; per questo è essenziale essere in grado di abilitare nuovi processi di co-innovazione, attraverso i quali si possa affiancare il cliente nel percorso di innovazione del suo business model, in modo da aiutarlo a essere sempre più competitivo nel suo mercato.

Ecco quindi che i processi di co-innovazione, tutte quelle attività che si possono mettere in campo per aiutare i clienti a raggiungere i loro obiettivi di business, non devono rappresentare una tipologia di offerta, ma lo strumento attraverso il quale si costruisce la relazione con il cliente, con il quale la si trasforma da quella tradizionale cliente-fornitore in una di più ampio respiro e dalle potenzialità ben più importanti, e si diventa partner nella generazione del suo business, una situazione che genera enormi vantaggi in termini di relazione e di business in senso ampio.

Ecosistemi della contaminazione

Fare le cose da soli spesso non è il modo migliore per affrontare i problemi, quando poi si tratta di processi di innovazione è quasi sempre la scelta sbagliata, l’innovazione infatti ha bisogno di idee, di visione, di business, di tecnologia, di pensare fuori dagli schemi e più ampio è il numero di diversi punti di osservazione che possiamo ottenere, meglio è.

Spessissimo, lavorando sui processi di innovazione, capita di trovare qualcuna di queste caratteristiche all’esterno della nostra organizzazione, di individuare una particolare visione in un gruppo di lavoro di un centro di ricerca, di trovare la migliore soluzione a un problema nei lavori di un gruppo di accademici o di scoprire una soluzione tecnologica brillante in una startup.

Una soluzione vincente è quindi quella di costruire, o diventare “parte di”, un vero e proprio ecosistema della contaminazione, all’interno del quale sia possibile collaborare con molti altri attori, in una logica di partnership, alla definizione dell’idea, al compimento del processo di innovazione e alla realizzazione del nuovo prodotto, servizio o modello di business che si vuole mettere sul mercato, per produrre quel valore che deve sempre essere il fine ultimo del processo.

Il concetto di partnership va oltre al rapporto cliente-fornitore che si può più semplicemente costruire, si tratta di collaborare in una logica che sia vincente per tutti gli attori in gioco, confrontandosi sui modelli e integrandosi dal punto di vista tecnologico, con l’obiettivo di realizzare una nuova value proposition, unica e innovativa, da portare sul mercato.

Stabilire la rotta e non subirla

Le aziende e le organizzazioni meno innovative tendono a subire le tecnologie e gli standard prodotti da altri, le apprendono dai paper quando ormai sono pubblici o più semplicemente partecipando a convegni in cui possono vedere l’applicazione e il posizionamento sul mercato di quelle stesse tecnologie o standard da parte di chi, con buona probabilità, è un loro concorrente. Questo approccio reattivo rispetto alle tecnologie innovative è naturalmente perdente, perché quando si parla di innovazione il tempo è un elemento determinante e un ritardo nel mettere sul mercato una soluzione o una metodologia può rappresentare in futuro un ostacolo insormontabile da superare per qualificarsi adeguatamente presso i clienti.

Fortunatamente molto spesso la soluzione è a portata di mano, si tratta di partecipare attivamente nei gruppi di lavoro nazionali e internazionali che lavorano nella definizione di nuove tecnologie e nella loro standardizzazione. È certamente costoso, ma consente di essere sempre un passo avanti rispetto alla concorrenza e, cosa da non sottovalutare, consente di dare un proprio contributo concreto nella definizione di tecnologie, metodologie e standard, oltre che entrare in una rete di esperti mondiali su tematiche anche molto verticali, alimentando quindi le relazioni e la qualità dell’ecosistema della contaminazione.

Questo approccio consente quindi di non subire le tecnologie, le metodologie e gli standard, ma di agire direttamente e concretamente nella loro definizione, si passa quindi dalla reazione all’azione proattiva.

Un mondo migliore

Il processo di innovazione quindi non è fine a sé stesso, ma ha caratteristiche che lo rendono unico, anche per il valore concreto che è in grado di portare sul mercato e nel mondo.

  • È basato sulle persone più operative, più innovative, più propense alla condivisione e con un adeguato olfatto per il profumo di futuro.
  • Parte dalle idee, quelle spontanee o quelle prodotte attraverso adeguate tecniche di creatività, magari con la mediazione di piattaforme dedicate in grado di migliorare costantemente la loro qualità e facilitare successivamente la selezione.
  • Considera il cliente un partner, lo aiuta a innovare e considera il fine ultimo il miglioramento del suo business.
  • Privilegia la collaborazione con altri attori, con l’obiettivo di lavorare insieme nel produrre soluzioni migliori, tecnologicamente innovative e funzionalmente più adeguate, il tutto in una logica di ecosistema.
  • Trae vantaggio da un approccio attivo e costruttivo a tecnologie, metodologie e standard, lasciando gli approcci reattivi a chi non è interessato a innovare, ma si accontenta di seguire.

L’innovazione quindi, se ben coltivata, non ha come effetto soltanto il miglioramento del conto economico nel futuro ottimizzando l’offerta dei prodotti e servizi che venderemo domani, ma ha anche come effetto collaterale il miglioramento dell’offerta per il consumatore finale e la vita del cittadino nei rapporti con la Pubblica Amministrazione.

Ogni innovazione che a noi può sembrare soltanto l’applicazione della tecnologia al mondo che ci circonda, in realtà può avere risvolti sociali importantissimi, migliorando la vita delle persone e contribuendo a costruire un mondo migliore.

Digital Twin

Tecnologie emergenti come IoT, AI e tecniche di modellazione avanzata abilitano una rete intelligente, connessa e autonoma di persone, oggetti e servizi, che sintetizzano il concetto di Digital Twin.

Il Digital Twin è andato oltre il settore manifatturiero, il suo ecosistema tradizionale, ed è diretto verso una serie di business basati sui servizi e sui beni, che vanno dal mondo dell’automotive fino a quello della sanità.

Secondo Gartner, il Digital Twin è tra i 10 Top Strategic Technology Trends che detteranno il futuro modo di lavorare e di prospettare il business.

È importante fare luce su alcuni miti diffusi del Digital Twin e rispondere alle più grandi domande: Che cos’è il Digital Twin? Perché è importante? Quali sono i benefici e le sfide? Quali sono i “building blocks” su cui esso si fonda? 

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Libra, ecco perché la nuova criptovaluta di Facebook riguarda tutti noi

Dopo le indiscrezioni che giravano da tempo su una nuova iniziativa di Facebook legata al mondo delle criptovalute, puntuale come una cartella esattoriale è arrivato il post di Mark Zuckerberg che ha annunciato Libra, una nuova iniziativa finanziaria a livello globale che inevitabilmente avrà impatti importanti, nel bene e nel male, sulle vite di tutti noi. Per questo è importante capire di cosa si tratta, quali sono i suoi pregi, quali i suoi difetti e che impatti potenziali potremo attenderci nel medio e lungo periodo.

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Evolvere la nostra innovatività

Il paradosso dell’iceberg rovesciato

Probabilmente tutti sapete come è fatto in iceberg, un enorme blocco di ghiaccio che galleggia nei mari più freddi.

Poiché la densità del ghiaccio è di circa 920 kg/m3 e la densità dell’acqua di mare è di circa 1025 kg/m3, indicativamente il 90% del volume di un iceberg rimane nascosto sotto la superficie dell’acqua, mentre l’altro 10% rimane visibile in quanto emerso.

Adesso immaginiamo, piegando con la fantasia le leggi della fisica, che questo iceberg possa essere rovesciato, con la parte più piccola sotto il livello dell’acqua e la parte più grande completamente emersa e visibile.

Proviamo adesso a fare un ulteriore sforzo di fantasia ed associamo i concetti di “innovatività” e di “affidabilità” rispettivamente alla parte immersa, ricordate che è quella più piccola perché nel nostro esercizio l’iceberg è rovesciato, ed alla parte emersa, più grande, del nostro strano iceberg.

Ora dovrebbe essere tutto un po’ più chiaro, si tratta di Innovation Management, la fisica non c’entra e nemmeno il ghiaccio.

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Gestire l’innovazione in un’organizzazione

Una delle cose chiare del mondo che ci circonda è che l’innovazione è una priorità, e lo è per le aziende, per il mondo del lavoro, per le persone, per le politiche sociali e per il concetto stesso di Stato.

La storia è costellata di aziende, organizzazioni e amministrazioni che, considerando l’innovazione una pratica secondaria e trascurabile, si sono ritrovate a perdere inesorabilmente quote di mercato e chiudere stabilimenti, a vedere ridotto drasticamente il numero dei loro iscritti, ad essere incapaci di offrire servizi di qualità ai cittadini.

Un buon consiglio di amministrazione deve sempre tenere presente che, soprattutto in periodi in cui le cose sembrano andar bene ed il conto economico è un piacere per gli occhi, i ricavi di oggi si fanno con le noiosissime attività main-stream odierne, ma i ricavi di domani si faranno grazie alle concrete politiche di innovazione di oggi.

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Cosa ostacola la nostra Innovazione

L’innovazione è un processo complesso, per innovare il proprio business, i propri processi, i propri prodotti non basta la volontà, serve la consapevolezza.

Serve la consapevolezza di avere di fronte a sé una strada piena di ostacoli da superare, di valli da attraversare, di processi da cambiare, di cultura da costruire, di persone da sensibilizzare, di risorse da trovare.

Il primo ostacolo è la tecnologia

Può sembrare un controsenso, ma non lo è.

In un’epoca in cui ci si concentra quasi esclusivamente sull’innovazione tecnologica, si dà per scontato che la tecnologia, il digitale e l’information technology, abbiano un ruolo centrale in qualunque processo di innovazione.

In effetti è quasi sempre così, quasi tutte le iniziative di innovazione industriale utilizzano la tecnologia per raggiungere i loro obiettivi, ma è bene ricordarsi sempre che la tecnologia è uno strumento, non è il fine.

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Il senso di quello che facciamo

Information Technology, Innovazione, Innovation Management, Digital Transformation, Industry 4.0, e-Government, e-Health sono tutti termini vuoti di significato se a loro non restituiamo concretezza e a noi stessi, tutti, la consapevolezza che si tratti di temi che ci riguardano quotidianamente, nella nostra vita professionale e personale, nelle relazioni sociali e nel rapporto con la pubblica amministrazione.

Se aggiungiamo poi altri concetti ancora più tecnici come Big Data, IoT, Machine Learning, Agile, Cloud ed altre buzzword a piacere, ci renderemo conto di come queste nascondano interi universi di complessità, competenze e professionalità, ma anche reali potenzialità di trasformazione della vita di tutti noi, potenzialità che devono essere indirizzate e governate con competenza ed esperienza per evitare che vengano sprecate e non riescano a dare frutto.

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Gli Open Data non bastano.

Sempre più spesso si sente parlare di Open Data come di un elemento centrale per guidare l’innovazione e la trasparenza nella Pubblica Amministrazione, è verissimo, gli Open Data sono uno strumento formidabile per consentire alla cittadinanza di accedere ad informazioni pubbliche in modo nuovo ed attraverso app e piattaforme software realizzate da terze parti. Sono un eccezionale strumento, certamente necessario per raggiungere questi obiettivi, ma sfortunatamente non sufficiente.

Gli Open Data non bastano, fatevene una ragione.

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Innovare con il metodo Lego Serious Play

Quando mi presento in aula o da un cliente con una valigia contenente 22 Kg di mattoncini Lego, spesso i partecipanti ai miei corsi e workshop fanno un po’ i timidi, quasi si vergognassero o fossero un po’ timorosi di immergersi nuovamente in quell’oasi di spensieratezza e creatività che caratterizza le ore che i bambini (e spesso anche gli adulti) amano passare costruendo nuovi mondi con i mattoncini.

Superato lo scoglio psicologico iniziale, la tendenza è quella di chiedersi se, al netto di un po’ di divertimento e spensieratezza, abbia senso utilizzare una giornata del preziosissimo e costosissimo tempo di ciascuno per costruire qualcosa con i Lego, quando quella giornata poteva essere utilizzata forse meglio compilando qualche documento, inviando qualche email o facendo qualche telefonata.

Al termine della giornata però tutto è più chiaro, gli obiettivi sono stati raggiunti, ci si è resi conto che ciascuno ha dato al gruppo molto più di quanto non si riesca ad ottenere in un meeting o un corso tradizionali e che il risultato raggiunto è notevolmente superiore rispetto alla somma dei contributi, delle conoscenze e delle esperienze dei partecipanti.

Tutto questo avviene grazie alle enormi potenzialità espresse dal metodo Lego Serious Play che, se ben indirizzato, riesce a produrre risultati davvero straordinari.

 

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Il futuro che ci aspetta

Leggendo il rapporto The Future of Jobs del World Economic Forum possiamo trovare un dato interessante e anche un po’ inquietante: il 65% dei bambini che attualmente entrano nelle scuole primarie farà dei lavori completamente nuovi, lavori che oggi non esistono ancora. A pensarci bene questo non è poi così strano, se infatti proviamo a guardare indietro di una decina d’anni, moltissimi lavori che oggi consideriamo normali, non esistevano affatto. Solo per rimanere in ambito tecnologico possiamo citare: lo sviluppatore di app, il social media manager, il venditore di pubblicità sui social network, il pilota certificato di droni e multi-rotori, ecc.

Noi stessi, con tutta probabilità, abbiamo dovuto mutare la nostra professionalità ed aumentare le nostre competenze per far fronte ai cambiamenti tecnologici e sociali che si sono verificati negli ultimi anni. Inoltre chi opera nel campo tecnologico e dell’innovazione deve essere il più possibile preparato non soltanto per curare la propria professionalità, ma anche per aiutare i propri clienti ad affrontare nel modo migliore il loro posizionamento su un mercato in veloce trasformazione, sia dal punto di vista tecnologico che da quello dei nuovi modelli di business che verranno.

Vediamo quindi cosa possiamo aspettarci in termini tecnologici dai prossimi anni, dandoci come orizzonte il 2030.

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