Gli Open Data non bastano.

Sempre più spesso si sente parlare di Open Data come di un elemento centrale per guidare l’innovazione e la trasparenza nella Pubblica Amministrazione, è verissimo, gli Open Data sono uno strumento formidabile per consentire alla cittadinanza di accedere ad informazioni pubbliche in modo nuovo ed attraverso app e piattaforme software realizzate da terze parti. Sono un eccezionale strumento, certamente necessario per raggiungere questi obiettivi, ma sfortunatamente non sufficiente.

Gli Open Data non bastano, fatevene una ragione.

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Innovare con il metodo Lego Serious Play

Quando mi presento in aula o da un cliente con una valigia contenente 22 Kg di mattoncini Lego, spesso i partecipanti ai miei corsi e workshop fanno un po’ i timidi, quasi si vergognassero o fossero un po’ timorosi di immergersi nuovamente in quell’oasi di spensieratezza e creatività che caratterizza le ore che i bambini (e spesso anche gli adulti) amano passare costruendo nuovi mondi con i mattoncini.

Superato lo scoglio psicologico iniziale, la tendenza è quella di chiedersi se, al netto di un po’ di divertimento e spensieratezza, abbia senso utilizzare una giornata del preziosissimo e costosissimo tempo di ciascuno per costruire qualcosa con i Lego, quando quella giornata poteva essere utilizzata forse meglio compilando qualche documento, inviando qualche email o facendo qualche telefonata.

Al termine della giornata però tutto è più chiaro, gli obiettivi sono stati raggiunti, ci si è resi conto che ciascuno ha dato al gruppo molto più di quanto non si riesca ad ottenere in un meeting o un corso tradizionali e che il risultato raggiunto è notevolmente superiore rispetto alla somma dei contributi, delle conoscenze e delle esperienze dei partecipanti.

Tutto questo avviene grazie alle enormi potenzialità espresse dal metodo Lego Serious Play che, se ben indirizzato, riesce a produrre risultati davvero straordinari.

 

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Il futuro che ci aspetta

Leggendo il rapporto The Future of Jobs del World Economic Forum possiamo trovare un dato interessante e anche un po’ inquietante: il 65% dei bambini che attualmente entrano nelle scuole primarie farà dei lavori completamente nuovi, lavori che oggi non esistono ancora. A pensarci bene questo non è poi così strano, se infatti proviamo a guardare indietro di una decina d’anni, moltissimi lavori che oggi consideriamo normali, non esistevano affatto. Solo per rimanere in ambito tecnologico possiamo citare: lo sviluppatore di app, il social media manager, il venditore di pubblicità sui social network, il pilota certificato di droni e multi-rotori, ecc.

Noi stessi, con tutta probabilità, abbiamo dovuto mutare la nostra professionalità ed aumentare le nostre competenze per far fronte ai cambiamenti tecnologici e sociali che si sono verificati negli ultimi anni. Inoltre chi opera nel campo tecnologico e dell’innovazione deve essere il più possibile preparato non soltanto per curare la propria professionalità, ma anche per aiutare i propri clienti ad affrontare nel modo migliore il loro posizionamento su un mercato in veloce trasformazione, sia dal punto di vista tecnologico che da quello dei nuovi modelli di business che verranno.

Vediamo quindi cosa possiamo aspettarci in termini tecnologici dai prossimi anni, dandoci come orizzonte il 2030.

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Il bisogno di innovare

Se cercate su Google il termine “Innovation” troverete circa 450 milioni di risultati, se invece  cercate “Innovazione” vi dovete accontentare di un po’ più di 22 milioni.

Il concetto di Innovazione, inteso come cambiamento che porta alla crescita, è sempre stato molto importante, ma in questo periodo storico di crisi economica lo è ancor di più. Da un lato si ha la percezione che soltanto le aziende “innovative” siano in grado di stare sul mercato e continuare e crescere, dall’altro si fa un gran parlare di “start-up innovative”, come se la nascita di nuove piccole aziende, dotate di una forte connotazione tecnologica, sia l’unico fattore rilevante nella crescita economica globale. Purtroppo non è così ed i numeri sono lì a dimostrarlo.

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Innovare aumentando la cultura del dato

Carlo e Paola vivono insieme da alcuni anni, sembrano una coppia perfetta. Nessuno sa che la loro unione è destinata a finire presto, nemmeno loro. Eppure nella loro “organizzazione familiare” ci sono già a disposizione tutti gli elementi che indicano inequivocabilmente questa direzione. Si tratta, per esempio, dell’utilizzo di una carta di credito in un ristorante, per una cifra non compatibile con una cena solitaria. Oppure delle informazioni di localizzazione contenute nei dati “exif” di una foto su uno smartphone, informazioni che indicano una posizione un po’ troppo distante dal luogo in cui uno dei due avrebbe dovuto trovarsi in quella occasione.

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Apple a Napoli, un po’ di equilibrio non guasta.

Da qualche giorno in rete non si parla d’altro: l’apertura del nuovo centro Apple a Napoli. Purtroppo in un contesto come il mondo digitale italiano, più polarizzato che uno stadio di calcio in cui si gioca il derby, è difficile trovare informazioni equilibrate e verificate.

Inoltre, essendo una questione che ha visto il Governo parte attiva, sia nella definizione dell’accordo che nella sua divulgazione, era inevitabile che i toni della comunicazione sui social prendessero una piega ancor più polarizzata, e spesso, purtroppo, per motivi che nulla hanno a che fare con il contesto specifico.

Vediamo allora di fare un po’ di sana chiarezza disintermediata dalle tristi logiche appena descritte.

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Meglio tardi che mai

Dall’AgID arriva il piano triennale per l’Italia Digitale.

Ne parla addirittura la stampa generalista, il che significa che si intende dare forte enfasi comunicativa ad una notizia che, in linea teorica, sarebbe più da addetti ai lavori del digitale italiano.

E’ comunque opinione di (quasi)  tutti che l’Italia ha bisogno di un deciso passo in avanti nella digitalizzazione dei processi, soprattutto quelli della Pubblica Amministrazione.

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